ANTROPOLOGIA, BENI CULTURALI, CONCETTI

I beni culturali: oggetti o cose?

Quando si parla di beni culturali, la questione del rapporto fra substrato materiale e valore simbolico-immateriale è una delle più critiche. I monumenti, così come i quadri, le sculture, gli edifici, sono cose. O sono oggetti? La legislazione italiana definisce i beni culturali come “cose immobili e mobili”, ma purtroppo nelle sue pagine la parola “cosa” è priva di un’adeguata contestualizzazione.

Per disporre la parola “cosa” a un’analisi più accurata, è di aiuto affiancarla al termine “oggetto” e seguire una riflessione del filosofo Remo Bodei dedicata proprio a questa relazione. Nel suo La vita delle cose (2009), Bodei prende le mosse dall’indagine etimologica e sottolinea la natura profondamente diversa delle parole “cosa” e “oggetto”, usate per descrivere differenti modi di relazionarsi a entità di natura fisica.

L’oggetto è, seguendo Bodei, il referente di una relazione funzionale spesso conflittuale (in latino “obicere” significa “gettare contro”), che viene risolta nei termini di un assoggettamento, vale a dire di un piegarsi dell’oggetto al volere imposto dall’uomo.

La cosa è invece il risultato di un investimento emozionale: il soggetto vive con essa una relazione che scaturisce da attribuzioni di significato non funzionali – o, se si preferisce, disinteressate. In questo caso l’etimologia del termine, proveniente dal latino “causa” – che indica qualcosa di così importante da mobilitarci in sua difesa (da cui il detto “combattere per una buona causa”) – , trasmette tutta l’affezione emotiva implicata da questo tipo di rapporto.

Il passaggio dagli “oggetti” alle “cose” descrive bene la trasformazione di un’entità fisica dotata di un valore prettamente funzionale (per esempio un edificio) in una nuova entità, insieme fisica e simbolica, che per convenzione chiamiamo “bene culturale”. Ecco perché, seppur in maniera probabilmente inconsapevole, la legislazione ha ragione a definire i beni culturali come cose.

[ illustrazione: Giovanni Paolo Pannini, Galleria immaginaria di vedute di Roma antica, 1756 ]

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