ARCHITETTURA, LAVORO

Architettura e lavoro: mettere alla prova la forma

Vitra è un’azienda svizzera produttrice di mobili e oggetti di design con sede a Weil am Rhein, a poca distanza da Basilea. In seguito a un incendio verificatosi nel 1981, l’azienda ha coinvolto una serie di celebri architetti nella riprogettazione della propria fabbrica e di alcuni edifici correlati che hanno ridefinito l’estetica del “campus” Vitra.

Fra gli architetti e i progettisti coinvolti spiccano i nomi di Frank Gehry, Buckminster Fuller, Claes Oldenburg & Coosje van Bruggen, Renzo Piano, Zaha Hadid. Quest’ultima, nota in Italia soprattutto per l’edificio che ospita il MAXXI di Roma, ricevette nel 1993 l’incarico di progettare un edificio dalla funzionalità particolare, cioè una caserma dei pompieri.

Benché la “fire station” sia considerata il primo successo architettonico di Hadid – nonché una delle opere più significative del “decostruttivismo” – il suo effettivo utilizzo da parte dei pompieri si è rivelato alquanto problematico. Costruita principalmente in calcestruzzo e caratterizzata da superfici accuminate e significative inclinazioni strutturali, la struttura venne ben presto considerata dai pompieri un ostacolo alle loro attività più basilari, tanto da convincerli a tornare in una precedente sede. Riconvertita a una funziona civile, la struttura ospita oggi il Design Museum di Vitra.

[ illustrazione: Christian Richter ]

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APPRENDIMENTO, ARCHITETTURA, UFFICI

Uffici che apprendono

Il “Building 20” del MIT di Cambridge è stato un esempio di ambiente di apprendimento e collaborazione perfettamente riuscito. Progettato come struttura temporanea dedicata alla ricerca accademica, venne costruito a tempo di record nel 1943, utilizzando per i suoi 25.000 metri quadrati una semplice e solida struttura in legno. originariamente destinato a essere dismesso al termine del secondo conflitto mondiale, rimase invece in uso  fino al 1998, anno in cui venne demolito per lasciare posto al permanente – e architettonicamente molto più sofisticato – “Building 32” disegnato dall’architetto Frank Gehry.

Il successo del Building 20 è legato alla sua provvisorietà e “povertà” strutturale, che gli rese possibile essere percepito come ambiente aperto a ogni cambiamento utile ai suoi utilizzatori. Semplice e spartano, l’edificio fu capace di assecondare un uso creativo e flessibile degli spazi che uffici più strutturati normalmente inibiscono. La capacità di apprendere di cui l’edificio diede prova fu apprezzata da moltissimi studiosi, fra i più celebri si ricordano il linguista Noam Chomsky, il padre della fotografia stroboscopica Harold Edgerton, l’ingegnere elettrico Amar Bose (fondatore dell’omonimo brand di case acustiche) e alcuni pionieri della cultura hacker.

Stewart Brand, fondatore del The Whole Earth Catalogue (pubblicazione sulla cui copertina comparve nel 1974 il motto “Stay hungry, stay foolish” in seguito reso celebre da Steve Jobs), ha raccolto in How Buildings Learn: What Happens After They’re Built (1994) queste opinioni da alcuni alumni del MIT che hanno usufruito del Building 20:

« The ability to personalize your space and shape it to various purposes. If you don’t like a wall, just stick your elbow through it […]. We feel our space is really ours. We designed it; we run it. The building is full of small microenvironments, each of which is different and each a creative space».

[ illustrazione: il Building 20 nel momento della sua demolizione nel 1998, autore ignoto ]

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