CINEMA, LAVORO

L’Italia del boom secondo Ermanno Olmi

Il Posto (1961) di Ermanno Olmi è un disincantato affresco dell’Italia del boom e della nascita nella nostra nazione della classe dei “colletti bianchi”. Il lavoro agricolo non esiste di fatto più e lo spostamento dalla provincia alla città, organismo in grande cambiamento (in una sequenza si intravedono i lavori per la metropolitana a Milano), rappresenta soprattutto un cambio di prospettiva rispetto a bisogni e desideri.

L’abbandono del paese natale – per assurdo reso ancora più forte dal pendolarismo – racconta la perdita di una cultura aggregante e insieme oppressiva (la famiglia) e la conquista di una libertà che pare portare con sé una necessaria dose di estraneità.

Il Posto descrive l’impersonalità dell’istituzione lavorativa, la sua seriosità e l’approccio scientifico, perfettamente rappresentati dal”ironica resa dei test d’ingresso psico-attitudinali, nonché l’ineluttabilità del destino della carriera professionale.

Alcune sequenze del film riescono perfettamente, nel loro freddo verismo, a mettere in scena alcuni vizi della declinazione italiana del lavoro d’ufficio – in particolare l’ipocrisia dei rapporti e la frustrata brama di carriera – che a distanza di un decennio esatto torneranno in chiave grottesca in Fantozzi (il libro di Paolo Villaggio è del 1971, il film di Luciano Salce del 1975).

[ illustrazione: fotogramma dal film Il Posto di Ermanno Olmi, 1961 ]

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