ANTROPOLOGIA, APPRENDIMENTO, CULTURA

Apprendimento e identità

Norbert Wiener (1894-1964), matematico americano considerato il padre fondatore della cibernetica, ha inserito nel suo Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani (1958) una delle più efficaci descrizioni della centralità dell’apprendimento per la specie umana.

Anzitutto, l’uomo è una forma neotenica, cioè caratterizzata da un periodo di immaturità indeterminatamente prolungato. Questo fa sì che negli individui adulti si presenti una serie di caratteristiche tipiche delle forme infantili. Per esempio, nota Wiener, se si confronta la specie umana con le grandi scimmie si nota come l’uomo adulto somigli più alla scimmia appena nata che a quella matura. Per nulla a caso, il periodo dell’infanzia umano è relativamente più lungo di quello di qualsiasi animale.

Questo stato di “eterno Peter Pan” ha ripercussioni importanti per il tema dell’apprendimento. Poiché l’uomo non può mai dirsi del tutto adulto, nemmeno può dirsi che egli giunga mai a uno stato di maturazione cognitiva e sedimentazione di conoscenze “definitivo”. Il continuo rielaborare esperienze passate rappresenta il fulcro del nostro altrettanto continuo apprendere, così come della possibilità di emanciparci, in un modo del tutto “culturale”, dalla nostra provenienza più strettamente biologica. Secondo le parole di Wiener:

L’uomo trascorre circa il quaranta per cento della sua vita nella condizione di apprendista, per ragioni che hanno a che fare con la sua struttura biologica. È del tutto naturale che una società umana si fondi sulla capacità di apprendere, come all’opposto una comunità di formiche si basi su un modello ereditario. Essenzialmente apprendere è una forma di retroazione, nella quale il modello del comportamento è modificato dall’esperienza passata».

[ illustrazione: dettaglio da San Gerolamo nello studio di Antonello da Messina,1474-1475 circa ]

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