LAVORO, MANAGEMENT, SOCIETÀ

I danni della razionalizzazione lavorativa secondo Kracauer

Gli impiegati, scritto da Sigfried Kracauer nel 1930, è un piccolo saggio dedicato al tema dell’organizzazione del lavoro. Focalizzato sulla situazione tedesca e in particolare sull’ambiente lavorativo di Berlino negli anni ’20, tratta la condizione del lavoratore in modo estremamente preveggente, anticipando considerazioni che per esempio in Italia – ma anche in America – non sarebbero emerse che negli anni ’50 e ’60.

Una delle osservazioni più puntuali e contemporanee contenute nel libro riguarda l’impatto organizzativo dei processi di razionalizzazione:

«La qualità si è rovesciata nella quantità. Causa di questo rovesciamento è la razionalizzazione di cui tanto si parla. Da quando esiste il capitalismo all’interno dei suoi confini c’è sempre stata razionalizzazione, ma il periodo della razionalizzazione dal 1925 al 1928 rappresenta una fase particolarmente importante».

Curioso come una procedura di ingegnerizzazione del lavoro che alla fine degli anni ’20 coincideva con la meccanizzazione del lavoro suoni tanto vicina – in termini di impatto distruttivo delle pratiche di razionalizzazione sulla qualità del lavoro – alle strategie di “efficientamento” condotte negli ultimi decenni e di cui le aziende scontano oggi le conseguenze.

[ illustrazione: foto di scena da Fantozzi di Luciano Salce, 1975 ]

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APPRENDIMENTO, STORIE

L’antispecialismo di Siegfried Kracauer

Siegfried Kracauer (1889-1966) rappresenta un caso particolarmente rappresentativo di intellettuale anti-specialista. Laureato e dottorato in ingegneria, pratica per lungo tempo la professione dell’architetto. Parallelamente, svolge un’intensa attività di critico cinematografico e si dedica allla ricerca sociale. Non da ultimo, si cimenta con la forma del romanzo.

Allievo di Husserl, di cui assume lo spirito fenomenologico, si applica a lungo anche al pensiero di Kant ed è compagno di studi di Theodor Adorno. Il suo è un approccio da autodidatta “indisciplinato” che non manca di suscitare incomprensioni e critiche, anche da parte di intellettuali suoi contemporanei come Walter Benjamin o lo stesso Adorno.

L’ambivalenza disciplinare e il rifiuto di corporazioni e “cornici” hanno a lungo reso misconosciuta l’opera di Kracauer, il cui recupero a partire dagli anni ’70-80 ha permesso l’acquisizione di un patrimonio preziosissimo soprattutto per lo studio del cinema. Anche per quanto riguarda l’esame sociologico del ceto medio, il valore degli scritti di Kracauer risulta immenso.

[ illustrazione: ritratto di Sigfried Kracauer ]

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