LAVORO, MANAGEMENT, PERCEZIONE, SCIENZA, TEORIE

Cervello e lavoro: ecco le ultime novità dalle neuroscienze

Un articolo del Wall Street Journal anticipa la probabile nuova “moda” in tema di studi sul cervello. Il suo assunto di base intende scardinare una delle teorie di maggiore successo in questo campo, quella delle differenze tra pensiero logico e intuitivo attribuite a emisfero sinistro e destro del cervello. Si tratta di una tesi popolare e longeva, nata da esperimenti condotti negli anni ’50 e ’60 dal neuropsicologo americano Roger Sperry (1913-1994). Quel che oggi sostengono gli esperti di neuroscienze è che considerare i due emisferi separatamente sarebbe in realtà artificioso, dato che il cervello lavora in maniera integrata. Ma c’è di più: molto più utile che leggere il cervello in termini di destra/sinistra parrebbe sia distinguere tra la sua parte superiore e quella inferiore.

Secondo gli studiosi Stephen Kosslyn e Wayne Miller, autori del testo Top Brain, Bottom Brain: Surprising Insights into How You Think (2013), il cervello “superiore” parte dalla raccolta di informazioni di contesto per pianificare, generare aspettative e mettere in atto verifiche di quanto accade. La parte “inferiore” lavora invece su una logica ancorata a precedenti esperienze e memorie, usate come chiave interpretativa di quanto recepito dall’esterno. Il lavoro delle due parti di cervello è costantemente simultaneo, tuttavia esse possono essere chiamate in causa dal loro proprietario con diversi gradi di coinvolgimento, che generano quattro casistiche e dunque altrettanti profili di condotta: “mover”, “perceiver”, “stimulator”, “adaptor”.

Il profilo “mover” attiva paritariamente cervello superiore e inferiore. Il risultato è una forte abilità sia nel pianificare che nel gestire le conseguenze di quanto progettato. In termini lavorativi, questo profilo viene presentato come quello dei grandi leader. Il “perceiver” è invece un ottimo membro di team: usa la parte inferiore del cervello più di quella superiore, dando prova di grande empatia. Passando alla persona “stimulator”, questa chiama in causa maggiormente la parte superiore del cervello, producendo grandi piani che tuttavia non tengono sufficientemente conto delle loro conseguenze. Il profilo “adaptor”, infine, non richiede stimoli opzionali a nessuna delle due parti di cervello, conformandosi come quello di chi segue soprattutto le spinte del momento. Questo corrisponde – almeno secondo gli autori del testo – a un ruolo lavorativo “backbone”, vale a dire prevalentemente esecutivo.

Solo il tempo potrà dire se gli studi di Kosslyn e Miller otterranno un successo paragonabile a quello della teoria degli emisferi destro e sinistro. Nel frattempo, utile essere aggiornati rispetto a l’ultima neuro-moda.

[ illustrazione: particolare dal fumetto Brian the Brain ]

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INDUSTRIA, LAVORO, MARKETING

Marketing all’indiana: da cheap a cool, è una questione di percezione culturale

La Nano è un modello di vettura introdotto sul mercato nel 2009 dall’indiana Tata con un obiettivo molto chiaro: essere l’auto più economica sul mercato. Con un prezzo di circa 2000$, la Nano si è rivolta alla classe media indiana con l’intento di aiutarla a emanciparsi dal caotico – e pericoloso – trasporto su due ruote grazie a un veicolo semplice, sicuro ed economico. Questa strategia austera e low-profile non ha tuttavia sortito gli effetti desiderati.

In base a quanto ricostruito da un articolo del Wall Street Journal, Tata ha investito circa 400 milioni di dollari per progettare la Nano e almeno altri 200 per sostenerne la produzione agli alti ritmi di 20000 unità al mese. A fronte di questo investimento, Tata vende circa 2500 Nano al mese. Il contrasto tra unità prodotte e vendute ha comportato la messa agli atti, a fine 2013, di un -40% di introiti rispetto all’anno precedente. Interessante affiancare a questi dati quelli relativi alla vendita di auto Jaguar (marchio acquisito da Tata nel Regno Unito): nell’agosto 2013 sono state vendute tante Jaguar XF quante Nano. Con una significativa differenza: con un prezzo base di circa 47000$, una XF costa quanto 19 Nano.

Al di là delle cifre, l’aspetto centrale del “flop” della Nano può essere messo in luce abbozzando un’analisi antropologica dei suoi presunti destinatari. Alla middle class indiana non è piaciuto sentirsi rappresentata da un’auto “povera” che costa quanto un tuk tuk e ha un’apparenza a dir poco ordinaria. Le ambizioni di crescita e riconoscimento globale di una classe media che cerca di spiccare un balzo fuori dalla povertà vanno ben oltre.

Tata pare averlo compreso. Oggi il claim che campeggia nel sito web della Nano è “celebrate awesomeness”, slogan che introduce una vettura che raggiunge il costo di 3500$ circa e presenta un make-up del suo esterno e interno, oltre a nuove ruote e a un potente impianto stereo. Tutto questo per rendere l’auto più attrattiva per un pubblico under 35 in cerca di un’affermazione di status. Mutare la percezione del veicolo da “cheap” a “cool” non sarà tuttavia semplice. Come nota con saggezza Ankush Arora, responsabile della gamma dei veicoli per passeggeri Tata:

«Perceptions are hard to change overnight. It’s going to take us a while».

[ illustrazione: Paperino e la sua 313 – © Disney Company ]

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